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martedì 21 luglio 2009

Cronaca

La vedova Borsellino rompe il silenzio Grasso: pazzesco un patto Stato-mafia

PALERMO - "Pensare che si possa venire a un qualsiasi accordo con la mafia è fuori da qualsiasi considerazione". Pietro Grasso torna a parlare della strage di via D'Amelio dopo le recenti dichiarazioni di Totò Riina e dopo la riapertura dell'inchiesta sull'omicidio del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta. Rivelazioni da cui sono scaturite reazioni e commenti - da Nicola Mancino all'epoca ministro dell'Interno, al procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia - proprio nei giorni della marcia delle agende rosse e dell'anniversario della strage. Il procuratore nazionale antimafia Grasso ha parlato a Palermo, a margine della deposizione di una corona di fiori in memoria di Boris Giuliano, ucciso dalla mafia il 21 luglio 1979. "La cosa terrificante - ha aggiunto Grasso parlando dell'omicidio del poliziotto - è che a Palermo si muore mentre si fa il proprio dovere. Quello di Boris Giuliano è stato l'inizio di una serie di morti terribili, con l'eliminazione fisica di tutti coloro che ostacolavano l'organizzazione mafiosa". Dopo 17 anni di silenzio Agnese Borsellino, la moglie del magistrato, ha deciso di infrangere la regola del silenzio che si era data, per ricordare chi ha dato la vita per suo marito: la scorta, gli angeli di Paolo Borsellino. E ha ricordato gli uomini in un'intervista a La Storia siamo noi, per una puntata dal titolo "57
giorni a Palermo. La scorta di Borsellino", in onda domani alle 23.30 su RaiDue. "Per me erano persone, come per mio marito che facevano parte della nostra famiglia - ha detto Agnese Borsellino - e vivevano quasi in simbiosi con noi, condividevamo le loro ansie, i loro progetti. Un rapporto oltre che di umanità, di amicizia e di reciproca comprensione e rispetto".
(21 luglio 2009)

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